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Il 19 Settembre scorso al Parlamento Europeo è stata discussa la risoluzione “L’importanza della memoria per il futuro europeo”. Da questo documento (che vi invito a leggere http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2019-0021_IT.html ) sono iniziate a circolare sul web migliaia di post sul paragone fra comunismo e nazismo. Ciò che è stato contestato è, appunto, la volontà di condannare il comunismo al pari del nazismo, ideologia già fuori legge, la cui apologia è sanzionabile con il codice penale in tutta Europa. Nel sesto punto della risoluzione possiamo leggere infatti: 6. (Europa soggetto) condanna tutte le manifestazioni e la diffusione di ideologie totalitarie, come il nazismo e lo stalinismo, all’interno dell’Unione”.

La critica pronunciata da Sassoli riguarderebbe, dunque, il solo regime stalinista, preso a modello di regime totalitario comunista, che ha causato la deportazione e la morte di migliaia di persone. Tutte le critiche e le indignazioni dei comunisti per il paragone fra le due ideologie sembrerebbero quindi infondate. Il comunismo non è stato condannato, ma ne è stata criticata la sua applicazione nel regime di Stalin.

Tuttavia la realtà è leggermente diversa: la risoluzione parte da un fatto storico, l’accordo di non aggressione Molotov-Von Ribbentrop, il quale conteneva una clausola segreta che implicava la spartizione della Polonia e di altri territori, tra le due superpotenze; partendo da questo presupposto la risoluzione punta a portare l’attenzione sulle mire espansionistiche dell’Unione Sovietica in Europa, paragonandole a quelle tedesche; considerando poi che in alcuni paesi facenti parte dell’ex sfera d’influenza sovietica esiste il reato di apologia di comunismo, e che lo stalinismo ed il nazismo hanno entrambi compiuto numerose migliaia di morti, la proposta dunque vorrebbe il riconoscimento da parte dell’Unione Europea alla comparazione di questi regimi, alla loro condanna, al riconoscimento delle vittime del comunismo al pari di quelle del nazi-fascismo, e al riconoscimento dal Patto Molotov-Von Ribbentrop come fattore causante della Seconda Guerra Mondiale.

Ora, la risoluzione è un calderone di condanna a tutti i regimi totalitari, facendo particolar attenzione anche sulla sempre più massiccia presenza di movimenti filo-fascisti, filo-nazisti, xenofobi, razzisti e di destra estrema in Europa, dunque votare contro tale risoluzione, implicitamente, significherebbe non riconoscere la validità delle accuse ai movimenti di destra, e ciò spiegherebbe anche perché le componenti più “radicali” del Parlamento abbiano votato a favore.

Detto questo, le conclusioni che si possono fare sono numerose: che ad esempio il patto Molotov-Von Ribbentrop non fu fatto col fine di mire espansionistiche da parte dell’Unione Sovietica, ma fu un modo per temporeggiare ed avere qualche mese di tranquillità sul fronte occidentale mentre i sovietici si preparavano all’imminente conflitto, dato che Francia ed Inghilterra non erano capaci di mettersi d’accordo per formare un’ alleanza anti-tedesca col Paese sovietico (per chi volesse approfondire rimando ad una conferenza dello storico e professore Alessandro Barbero in merito alla questione: https://www.youtube.com/watch?v=lggsTScqcsY ); che lo Stalinismo, a differenza di Fascismo e Nazismo non è una corrente politica o ideologica, ma che con questo termine s’indica il periodo di governo del terribile uomo d’acciaio; e per concludere che equiparare l’Unione Sovietica alla Germania Nazista significherebbe compiere un falso morale, oltre che storico, dato che sarebbe eticamente ipocrita paragonare coloro che hanno salvato l’Europa dalla “macchina da guerra tedesca”, sacrificando 26 milioni di uomini senza mai dichiarare guerra a nessuno.

Inoltre, la mozione rischia di fare il gioco di coloro che, sotto un’ipocrita commemorazione delle vittime del regime comunista, cercano di screditare l’ideologia marxista agli occhi dell’opinione pubblica. Queste persone cercano di alterare la verità storica a loro favore, producendo danni enormi a tutta la società. Un esempio eclatante di questi falsi storici sono i numeri contrastanti degli infoibati sotto il regime di Tito in Jugoslavia. Se da un lato gli storici del luogo parlano di poco più di mille persone infoibate, fra cui anche nazisti e soldati già uccisi durante gli scontri, all’altro estremo troviamo alcuni esponenti della destra italiana che sono arrivati a parlare di numeri spropositati, anche di un milione di italiani uccisi dal regime comunista dei partigiani jugoslavi (dichiarazione di Maurizio Gasparri senatore di Forza Italia), ciò significherebbe che l’intera popolazione friulana, istriana, triestina e slovena dell’epoca sarebbe stata uccisa dal regime. Questi dati distorti dal dopo guerra ad oggi continuano ad alterare la percezione che gli italiani hanno della questione (Video sulla verità delle foibe  https://www.youtube.com/watch?v=FncryiyPyhc).

Vorrei, infine, riflettere sull’ipocrisia del sistema europeo, che si definisce democratico e liberale, ma nel quale a decidere cosa sia successo durante la Seconda Guerra Mondiale, e cosa sia storicamente rilevante, lo decide un Parlamento, accusando i vari regimi di aver fatto politiche negazioniste della storia e di aver imposto il loro pensiero alla propria popolazione. Nel fare ciò compiono un atto non diverso da quello che loro stessi stanno criticando…

(Articolo nato dalla collaborazione fra Edoardo Caruso e Filippo Masi)

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