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Perchè il proporzionale: di Edoardo Caruso

La storia italiana, dagli anni ’70 ad oggi, è stata carica di polemica sul sistema politico da adottare; ai fautori del proporzionale, con cui si inaugurò la Repubblica nel ’46, si opposero i sostenitori della cosiddetta “governabilità”.

Come sempre, chi scrive riguardo a una materia che conosce bene o che ha studiato deve cercare di sfatare i falsi miti e le teorie “non scientifiche” su quel dato argomento. Oggi proverò a fare ciò per quanto riguarda il sistema proporzionale: il sistema ritenuto la “Bestia Nera” dell’Italia Repubblicana, colpevole per molti pseudo-politologi di affossare la gestione del Paese.

Il proporzionale, prima di tutto, è l’essenza della democrazia, ce lo dice già il nome! Rappresenta, nella sua accezione pura, in modo proporzionale i voti della popolazione nel sistema legislativo della nazione. Fin dalla sua instaurazione, dalla nascita dell’Italia repubblicana nel 1946, è stato il sistema caratterizzante la nostra democrazia, che, lo ricordo, è frutto di un compromesso fra le 6 forze politiche del CLN e altrettanti gruppi di pressione e di interesse, oltre che un compromesso con le potenze alleate esterne, prime fra tutte gli Stati Uniti.

Questa eterogeneità di forze e interessi è, in modo diverso, ravvisabile anche quest’oggi nella pluralità di gruppi e partiti che affollano la politica italiana. Ciò è inevitabile e straordinariamente caratterizzante in una Nazione con 20 regioni, con tradizioni e addirittura lingue completamente diverse; dal ladino dolomitico al sardo.

Eterogeneità linguista in Italia

Già da questa prima analisi si capisce come difficilmente un sistema maggioritario puro, che assegna il governo a coloro che ottengono un solo voto in più del secondo, possa rappresentare i molteplici interessi della Nazione. Inoltre, i sostenitori del maggioritario, oltre a dimenticarsi dell’eterogeneità della loro Patria, non hanno ben presente l’instabilità di tale sistema, facile da modificare a proprio favore per ogni esecutivo, alterando il significato di base della democrazia stessa.

Questo sistema elettorale si presta infatti molto bene ad aggiustamenti (premi, soglie e mille altri magheggi), che, anche se lievi, possono stravolgere completamente la distribuzione dei seggi. Un caso emblematico è quello australiano, dove il maggioritario, attraverso un complicato meccanismo di spoglio elettorale, attribuisce la maggioranza dei seggi al partito “meno odiato” dagli australiani.

La tesi classica dei maggioritaristi tornando alla questione italiana, è che la scarsa “governabilità” del Belpaese sia frutto del sistema proporzionale (in realtà non è più tale dal 1993 quando il cosiddetto “Matarellum” modificò in senso maggioritario il sistema elettorale, attribuendo solamente il 25% dei seggi in modo proporzionale).

Questa tesi è falsa almeno per due ragioni:

  • primo; le nazioni che godono di un sistema maggioritario non sempre godono di stabilità, e ce ne stiamo accorgendo in Inghilterra, dove il popolo è letteralmente spaccato in due e realtà politiche di peso non possono essere rappresentate in Parlamento (esempio i Liberal- democratici, che con l’11,5% delle preferenze ha preso l’1,7% dei seggi).
  • Secondo; la governabilità non è data dal sistema elettorale, ma dalla coesione delle forze che guidano il governo. Se non si obbligano tutti i politici al vincolo di mandato, i governi potranno continuare a cadere anche per la semplice differenza di idee all’interno di un partito e la conseguente scissione in correnti.

Infine, vorrei sottolineare la cosa più banale: il sistema proporzionale è l’unico a garantire una corretta rappresentanza della pluralità. Non è discriminatorio e restituisce perfettamente la volontà popolare nelle camere. In questo caso non posso non sottolineare anche l’ipocrisia dei populisti che hanno piena la bocca di slogan sul voto popolare e sulla rappresentanza diretta fra volontà del popolo e governo. È proprio qui il punto, per avere realmente questa possibilità il sistema maggioritario è la cosa peggiore che si possa volere!

 

Perchè il maggioritario: di Niccolò Balella

Fin da piccolo, quando guardavo i risultati delle elezioni alla televisione, non capivo come mai non bastasse ad un partito ricevere anche un solo voto in più per poter vincere; questa cosa mi infastidiva. Soglia di maggioranza, soglia di sbarramento e latri termini tecnici erano a me ignoti e solo crescendo e studiando ho capito che non ero d’accordo con il sistema elettorale italiano, posso quindi affermare di essere nato con il sistema maggioritario nel DNA.

La politica italiana è stata sempre un vero e proprio macello: i governi italiani della storia repubblicana hanno una durata media di circa un anno, a fronte dei cinque anni di legislatura teorici. Questo perché? Non mento se dico che quasi tutti i nostri governi sono stati frutto di un’alleanza fra due o più partiti (volgarmente detti gli “inciuci di palazzo”) che spesso erano estremamente lontani su alcuni temi, ma che erano costretti ad allearsi per garantire un governo al Paese, seppure, come abbiamo detto, molti instabili. Questa grande confusione è dovuta al fatto che in Italia sono presenti una miriade di partiti, alcuni dei quali molto simili tra loro, e mancano due grossi schieramenti contrapposti (come nel modello americano, per intenderci). La formazione di così tanti gruppi politici deriva da due fattori che hanno da sempre caratterizzato il Bel Paese: in primo luogo l’estrema eterogeneità politica e culturale fra le regioni italiane e, in secondo luogo, i lunghi anni di sistema proporzionale che hanno consentito ai partiti di accedere in Parlamento anche con il 3 o il 4%. Per risollevare l’Italia serve chiarezza, coesione ed efficacia; l’unico modo per garantire questi requisiti è affidare l’incarico di formazione del governo anche ad un solo partito, ovviamente quello che vince le elezioni. Infatti secondo il Censis, il 48% degli Italiani vorrebbe “un uomo forte al comando”, questo non significa che si auspica un ritorno della dittatura, come dice la sinistra, ma piuttosto esprime un forte e disperato bisogno di un governo coeso che abbia la possibilità di fare  ciò che ha promesso ai suoi elettori, senza dover scendere a compromessi con altri partiti; quindi un governo unito che riesca a terminare la legislatura lasciando che siano solo i cittadini a poter decidere, e non gli interessi personali dei politici.

Si commetterebbe un errore nell’identificare l’idea del maggioritario in un’idea di “destra”, sono molti infatti gli esponenti della sinistra italiana che sostengono il progetto, la Fedeli per esempio. Bisogna ammetterlo, supportare il maggioritario quando sai di stare nel partito che non ha la maggioranza relativa nel paese è un atto di grande lungimiranza, perché si mette l’interesse del paese prima della poltrona, concetto non chiaro agli amici pentastellati.

La nostra attuale legge elettorale, il Rosatellum Bis, concepita dal deputato PD Ettore Rosato, è di tipo misto (2/3 proporzionale e un 1/3 maggioritario) e pone la soglia di maggioranza al 40%, di conseguenza impone implicitamente a due o più partiti di allearsi; perché, per le ragioni che ho spiegato prima, in Italia non esiste un partito che, da solo, possa raggiungere quella soglia. Siccome è ormai noto che la conformazione dell’emiciclo parlamentare non corrisponde più alla volontà popolare, in particolare per quanto riguarda 5stelle e Lega, è stata proprio quest’ultima che ha raccolto l’approvazione di 5 consigli regionali per la richiesta di un referendum abrogativo sulla parte proporzionale del Rosatellum Bis. Il Carroccio vorrebbe quindi dare all’Italia una legge elettorale di tipo maggioritario puro, se a turno unico o a doppio turno saranno dettagli da decidere in sede legislativa. Stando ai sondaggi e alle elezioni regionali ed europee, la Lega è ampiamente il primo partito italiano, con un maggioritario otterrebbe un bonus di maggioranza enorme. Sono ben chiare le ragioni per le quali il Centro-Destra sia così interessato ad un sistema elettorale maggioritario, nel quale, ribadisco, governa che prende un voto in più.

Gli esponenti del Centro-Sinistra che ovviamente vogliono negare a Salvini così tanti seggi, sono contrari al maggioritario e vorrebbero dare al paese una legge elettorale completamente proporzionale, in modo anche da garantirsi sempre l’appoggio dei micro partiti di sinistra come quello della Bonino (+Europa), quello di Fratoianni (La Sinistra) e anche Italia Viva del buon Renzi; i quali, con un sistema maggioritario, sarebbero sicuramente esclusi dal Parlamento.

Il Centro-Destra, inutile girarci attorno, dispone della maggioranza dei voti già dalle scorse elezioni politiche di Marzo 2018 e prima o poi andrà al governo. La situazione in cui si trova adesso la coalizione blu viene definita win-win, nel senso che, indipendentemente dal tipo di legge elettorale (maggioritaria, proporzionale o mista), quando si andrà a votare vincerà. Per quanto riguarda il Centro-Sinistra (compresi ormai i 5stelle) la situazione è certamente più spinosa: possono fare due mosse per poter, in qualche modo, indebolire l’avversario: tentare di campare al governo fino al 2022 per poter eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, anche se visti gli avvenimenti di questi giorni temo che sia piuttosto difficile; far approvare una legge di tipo proporzionale per limitare i seggi dei vincitori, la Lega in primo luogo.

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