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Dopo settimane di attacchi al Governo sul Mes, la Lega ha votato in blocco per il No ai coronabond al Parlamento europeo, allineandosi alle forze sovraniste. Gli eurodeputati della Lega e di Forza Italia, hanno votato ieri contro una proposta del gruppo dei Verdi sulla risposta dell’Ue alla pandemia del coronavirus, che chiedeva la creazione dei coronabond per condividere il debito futuro degli Stati membri.

C’è da meravigliarsi? Assolutamente no, la Lega fin dai suoi albori “Bossiani” ci ha abituati a ribaltoni alle spalle dei cittadini, di fatto andando contro a tutto quello detto agli elettori sino a quel momento.

La Lega è un partito euroscettico, sovranista e populista. Un partito così, per sua natura, è molto volubile, cerca di appellarsi, di volta in volta, a ciò che sente potrebbe far ottenere il maggior consenso. Un partito populista non ha un’ideologia profonda e fissa alla base, si appella spesso ad un elettorato di opinione, muta i suoi temi a seconda di ciò che gli elettori vogliono sentirsi dire, indipendentemente dal fatto che questo sia plausibile o assolutamente anacronistico. Un esempio? La Lega era nata come partito secessionista, anche se la secessione di una regione è vietata addirittura dall’articolo 5 della Costituzione: “La Repubblica è una e indivisibile”.

Il tema della secessione svanì pochi anni dopo, quando, in vista di un maggiore consenso in tutta la Penisola, la lotta si spostò sul tema immigrazione. In periodo di crisi questo tema non rende più quanto prima, o forse, dopo cinque anni di aggressioni verso i più deboli, l’opinione pubblica si è semplicemente stancata.

Che fare dunque? Serve un nuovo nemico. Esso è prontamente trovato nell’Europa. Europa matrigna di tutti i popoli, guidata da tecnocrati e banchieri che vogliono rubarci il diritto di sovranità e i conti bancari. Poco importa, ancora una volta, di quello che accade realmente, di quanto l’UE abbia fatto bene al Vecchio Continente e ai paesi dell’Ex Blocco, poco importa di Schengen, delle misure per tutelare i più deboli (Fondo sociale europeo e Fondo di coesione), dei finanziamenti per gli agricoltori e per la tutela di zone a sviluppo rurale, dell’Erasmus, insomma poco importa di tutte le sfumature intermedie fra il bene e il male. La Lega non ha tempo per documentare i propri elettori, per la Lega esiste il Si o il No, da raggiungere il prima possibile grazie alla mole di soldatini elettori che si fidano ciecamente di tutto ciò che viene loro raccontato.

Se si è elettori leghisti, lo dico senza alcuna polemica, si deve esser preparati a ribaltoni improvvisi. Si deve essere consci che quello promesso in campagna elettorale sarà smentito nella votazione successiva, alcune volte perché le promesse erano false e irraggiungibili nella realtà, altre volte perché il gioco politico segue logiche diverse da quelle della campagna elettorale.

Torniamo ad oggi; ancora una volta il ribaltone è avvenuto. La Lega, congiuntamente con alcuni eurodeputati forzisti, hanno votato a sfavore dei coronabond, dopo settimane di violenza mediatica leghista in direzione opposta.

Tale voto è avvenuto in un clima di profonda tensione nel Belpaese, fra sostenitori del Mes con clausole non troppo stringenti e strenui oppositori di tale meccanismo (parte del M5S e tutta la destra italiana). Proprio Matteo Salvini, senatore e leader leghista, ha alimentato la diatriba, sostenendo sempre la necessità del ricorso agli eurobond, la soluzione finora auspicata da tutti gli italiani per salvaguardare il Nostro Paese da ulteriori debiti e condizioni eccessive nella restituzione di essi. Ma, al momento del voto, i fedelissimi del “capitano” si sono comportati in maniera opposta alle promesse fatte in Italia.

Come mai, dunque è avvenuto questo?  Semplicemente perché la Lega fa parte di un gruppo politico europeo antieuropeo (fa già ridere così). Tutti i deputati leghisti siedono fra le file del gruppo “Identità e Democrazia” (Id), presieduto da Marco Zanni, insieme al Rassemblement National di Marine Le Pen. Questo insieme di partiti europei deve la propria fortuna proprio all’avversione contro l’Europa; per loro ogni passo positivo fatto dall’UE è controproducente, poiché riporta la fiducia dell’opinione pubblica verso il comunitarismo europeo.

Che senso avrebbe per un antieuropeista aiutare l’Europa verso l’affermazione? Che senso avrebbe per un sovranista, che vive di bufale contro l’Europa, mostrare la presenza dell’Ue nell’aiutare i suoi popoli?

Non importa se una tale scelta è deleteria per l’Italia, i sovranisti devono mantenere la poltrona e sottostare agli interessi del gruppo.

Oltre a ciò, si deve anche gettare uno sguardo alle ragioni geopolitiche dietro il voto. L’eurogruppo “Identità e democrazia” è molto legato a Mosca. Partiti sovranisti di mezza Europa, poi confluiti nell’ID, devono parte dei loro finanziamenti a magnati russi e da uomini molto vicini a Putin, come Malofeev. (inchiesta Report). Per Mosca ogni avvicinamento fra singoli stati europei è negativo, l’azione comunitaria rema in direzione opposta agli interessi russi, che avrebbero tanto da guadagnare da una disgregazione dei rapporti politici nel Continente. In una frase: “dividi et impera”.

A parole sovranisti, il reale obbiettivo dei leghisti sarebbe di uscire dall’orbita europea, cadendo però di fatto in quella dei russi.

Non sono, dunque, meravigliato né indignato dal comportamento della destra italiana, chi segue la politica è abituato a giravolte clamorose, presenti in tutti gli schieramenti politici. Mi stupisco, semmai, di come le persone possano continuare a votare chi li prende in giro da anni. Di fronte all’evidenza in molti si difendono chiudendo gli occhi. Ognuno vuole sentirsi dire solo quello che sa già, piuttosto di non ascoltare la verità.

Questo trend, se non invertito, è pericoloso; quello che i politici di alcuni partiti raccontano fuori dal “palazzo” è distorto, alterato, e non riflette le dinamiche politiche reali, a cui ogni gruppo deve sottostare. Capita così sempre più spesso che uno stesso politico si trovi ad affermare in pubblico “bianco” per poi trovarsi costretto in Parlamento a votare “nero”. Così è accaduto all’eurogruppo per i coronabond.

Democrazia non significa solamente elezione dei propri rappresentanti o governo del popolo (questa dicitura nel parlamentarismo è addirittura errata), ma anche chiarezza nelle forme di informazione. Tale coerenza con la realtà deve esserci non solo nei giornali, ma anche in quello che riferiscono i politici in pubblico.

Forse, sarebbe necessario discutere una legge contro le fake news e la disinformazione a scopo elettorale, con sanzioni da applicare verso chiunque si renda colpevole, anche se coperto da immunità parlamentare.  Senza tale prevenzione si può dire che la nostra democrazia sia in pericolo.

Edoardo Caruso

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Notizia ANSA Articolo di “La Repubblica”

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