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Chi è Edoardo Caruso: 21 anni, studente della Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze e dell’Institut d’Etudes de Sciences Po Paris. Attivista politico, rappresentante degli studenti nel Consiglio di Scuola, volontario, appassionato di politica, storia e giornalismo. Ama i motori e tutto ciò che genera velocità

Il ritiro del contingente USA e Nato causa instabilità in un paese già percosso da vent’anni di guerriglia. Gli USA non possono più farsi garanti di una situazione di pace e, piuttosto che dichiarare la sconfitta, preferiscono lasciare il Paese. I talebani avanzano, ad una breve guerra civile succederà un nuovo governo islamista.

In rosso i territori occupati dai talebani in data 6 Agosto 2021

Cosa sta succedendo in Afghanistan?

L’Afghanistan è sempre stato un Paese chiave dello scenario geopolitico mondiale. Dall’invasione sovietica del 1979 una successione di governi ha provocato un’instabilità ormai permanente.

L’11 settembre fornì l’alibi per una nuova invasione. Il regime dei talebani, culturalmente e geopoliticamente avverso agli USA, fu rovesciato nel 2002. Da allora è sempre rimasto presente un sentimento anti-USA, capeggiato dai gruppi talebani, che, nonostante la permanenza dei soldati americani, hanno resistito e controllato il sud del Paese.

Quello afghano può essere considerato il più lungo conflitto statunitense, con fasi di stallo alternate da guerra vera e propria. Dopo due decadi questa situazione sta per cambiare.

Le elezioni presidenziali americane del 2020 hanno riprodotto la classica logica del ritiro dei soldati americani dai territori nei quali erano di stanza. Anziché dichiarare il proprio fallimento, si è scelta la carta della “salvaguardia dei soldati”. La strategia di Trump è stata quella di annunciare la ritirata, giungendo ad un accordo privato con i talebani.

Stoltenberg, segretario NATO, ha annunciato a sua volta di seguire la strategia USA. Francia, Gran Bretagna e Italia hanno subito accolto la decisione, annunciando il ritiro delle (poche) truppe presenti.

Un secondo Vietnam: l’Afghanistan come il Vietnam. L’accordo raggiunto in Qatar fra l’amministrazione Trump e i talebani ha fornito l’alibi per il rimpatrio del contingente americano e Nato, mascherando la più grande sconfitta degli USA dal 1975 ad oggi.

Gli Stati Uniti sono costretti a ritirarsi dopo vent’anni di guerriglia che ha ucciso circa 2400 soldati americani e una cifra incalcolabile di civili. Nonostante l’impegno economico del Blocco Atlantico, i Talebani hanno continuato ad avanzare, conquistando giorno dopo giorno terreno sul governo di Kabul (quello tenuto in piedi da USA e Nato).

L’annunciato ritiro, già in atto da mesi, vede una svolta il 2 luglio 2021, quando gli ultimi soldati USA lasciano in silenzio l’Afghanistan su ordine presidenziale. Entro il 31 agosto tutti gli americani se ne saranno andati (con un ritardo di 4 mesi rispetto al’obbiettivo previsto).

L’obiettivo con il quale ci si era introdotti in Afghanistan non è stato raggiunto. Bin Laden è stato ucciso in Pakistan, il regime dei talebani non è stato abbattuto.

Scenari attuali: la fine della presenza statunitense elimina l’ultimo ostacolo che impediva ai talebani di controllare il Paese. Da Giugno 2021 ad Agosto 2021 circa 1/3 del territorio è stato conquistato a danno del governo di Kabul.

Lentamente i media internazionali si stanno avvicinando alla vicenda afghana, raccontando di un esercito regolare in fuga, di città facilmente conquistate dai talebani (anche nel nord) e di un governo Ghani sempre più in difficoltà.

Questa volta gli aiuti economici alleati potrebbero non bastare a Kabul. L’Alleanza del Nord che nel 2002 ha permesso la caduta del regime talebano è stata sciolta dallo stesso Ghani. L’esercito nazionale sembra non avere una strategia efficace per arginare la percussione dei ribelli dal sud.

A farne le spese saranno i migliaia di civili che subiranno l’ennesima guerra civile.

La Geopolitica: la mossa avviata da Trump e proseguita da Biden dimostra la perdita di leadership statunitense in alcuni contesti geografici. La mancata assunzione di responsabilità porterà la Cina ad avvicinarsi al futuro governo talebano.

Il governo che può nascere si legherà a Pechino, saldando il blocco anti-USA del quale già fanno parte Iran e Pakistan. Tutti paesi confinanti con l’Afghanistan, compresa la Cina.

L’attrazione di Pechino è più forte che mai in Asia e in Africa. Il tanto ipotizzato “sorpasso cinese” sugli USA non è più uno scenario lontano. È qui ed ora, possibile che sia già avvenuto.

Mappa multimediale della rapida avanzata talebana

 

Articolo pensato, scritto e redatto da Edoardo Caruso

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