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Chi è Edoardo Caruso: 21 anni, studente della Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze e dell’Institut d’Etudes de Sciences Po Paris. Attivista politico, rappresentante degli studenti nel Consiglio della Facoltà, volontario, appassionato di politica, storia e giornalismo.

 

Il 27 Settembre 2021 Andrea Rocchelli avrebbe compiuto 38 anni.

Il 24 maggio 2014 un colpo di mortaio lanciato durante un assalto da parte dell’esercito ucraino uccise il fotoreporter pavese.

Attraverso le sue fotografie Rocchelli aveva raccontato la storia di un conflitto appena iniziato, così vicino geograficamente, ma inspiegabilmente sconosciuto ai giornali italiani.

La Guerra del Donbass è convenzionalmente iniziata il 6 aprile di quello stesso 2014. Pochi uomini armati, principalmente milizie filorusse di mercenari, si impadroniscono dei palazzi governativi negli oblast di Luhans’k e Donets’k.

La rivoluzione anti-governativa che porta alla rimozione del Presidente Janukovyč e la successiva controrivoluzione filo-russa gettano il paese in uno stato di incertezza.

È quando il popolo si schiera con l’Europa che la Russia interviene. Di quel marzo ricordiamo la crisi della Crimea, il cui governo locale si rifiuta di riconoscere il nuovo governo ad interim ucraino. Il Paese si sgretola.

Dopo la Crimea è il turno di Donets’k, dove viene dichiarata una Repubblica Democratica filorussa, infine tocca a Luhans’k e Charkiv.

L’Ucraina sembra dissolversi senza che sia ancora stato sparato un colpo.

È in questo contesto che inizia la storia di Andrea Rocchelli, fotoreporter freelance con già anni di esperienza in contesti geografici pericolosi e lontani.

Quando Rocchelli muove verso il Donbass la guerra è già iniziata, prima aveva seguito le manifestazioni di piazza a Kiev, essendo fra i primi ad entrare nel Palazzo Presidenziale ormai abbandonato da Janukovyč.

Nell’est l’escalation vede l’esercito governativo avanzare verso gli oblast ribelli, finanziati più o meno indirettamente dalla Russia.

Il fotografo italiano inizia a raccontare la vita quotidiana, più che le fasi di guerriglia. Cerca persone più che militari.

Il Donbass non è definito dagli esperti come una proxy war, ma presenta alcune caratteristiche comuni di questo tipo di guerra asimmetrica.

Putin finanzia e invia milizie, fra cui il famigerato gruppo di mercenari Wagner, impegnato nei più svariati contesti geografici, dalla Siria alla Repubblica Centrafricana, in accordo al principio del “Déni plausible”.

Anche gli USA e l’Europa partecipano indirettamente alla guerra. I negoziati di pace sono stati voluti e negoziati da Francia e Germania, mentre gli USA continuano a infastidire Mosca con la promessa di un’annessione ucraina alla Nato.

Come molte proxy war, quella del Donbass è stata ed è ancora oggi una frozen war. Solo sul confine si assiste con frequenza ad azioni militari, mentre nelle città separatiste il clima sembra tornare a una sterile normalità in attesa della prossima escalation.

Ma nel contesto dell’Aprile 2014 la guerra è calda. L’esercito ucraino assedia le città ribelli, compresi i civili al loro interno.

La fotografia di Rocchelli, orientata proprio alla rappresentazione del dolore dei civili sotto i colpi dell’esercito ucraino può dar fastidio a Kiev. Fonti non accertate dichiarano che Rocchelli sia inserito fra i sospetti di spionaggio russo dall’intelligence ucraina.

È questa la versione sostenuta da molti osservatori. La morte non sarebbe stata accidentale, riconducibile esclusivamente al contesto di guerra, ma sarebbe stata cercata dall’esercito governativo per eliminare un soggetto ritenuto pericoloso, che tramite la fotografia gestiva l’arma più potente di tutte, il racconto.

Rocchelli sarà fra i pochi occidentali vittima del conflitto. Troverà la morte sotto l’artiglieria ucraina, a poca distanza dalla città di Andreevka. Anche pochi secondi prima di morire riesce a scattare, immagini utilizzate dal Tribunale di Pavia per identificare il luogo dell’attacco nel processo che condannò Vitaly Markiv a 24 anni di carcere, poi assolto in appello per insufficienza di prove.

La morte di Rocchelli, dimenticata anche nel suo Paese natale, non deve essere vendicata. L’unico modo per non rendere vana la sua vita e il suo lavoro è continuare a raccontare la vita di quei civili ancora oggi intrappolati fra due confini militarizzati, nonostante la smobilitazione e il cessate il fuoco siano accordi in vigore da diversi anni.

Buon compleanno Andrea.

 

Tutte le immagini sono di proprietà di Andrea Rocchelli e soggette a copyright. Sono utilizzate al solo scopo di valorizzazione dell’artista.

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