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Chi è Edoardo Caruso: 21 anni, studente della Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” di Firenze e dell’Institut d’Etudes de Sciences Po Paris. Attivista politico, rappresentante degli studenti nel Consiglio della Facoltà, volontario, appassionato di politica, storia e giornalismo.

Esiste una regione prevalentemente desertica, sulla sponda occidentale dell’Africa Atlantica, apparentemente priva di vita e di qualsivoglia forma di interesse. Le temperature estive raggiungono i 50 gradi, la vetazione scarseggia e non vi sarebbe alcun motivo sensato per cui un homo rationalis (od economicus che sia) voglia risiedere qui, nè tantomeno per formarci uno stato.

L’unica ragione che potrebbe spingere una popolazione a vivere nel Sahara Occidentale è l’appartenenza a questa terra da così tanti decenni da aver adattato la propria evoluzione a tali condizioni di vita. Di fatti, un popolo che vi abita (o che vi abitava) esiste; si tratta dei Sahrawi (صحراويون), popolazione nomade di origine berbera che fin dall’18°secolo si sposta fra gli attuali confini algerini, marocchini e mauritani, in una porzione di terra che va dall’Oceano Atlantico fino agli attuali campi profughi in Algeria.

Mappa del Sahara Occidentale

Il Sahara Occidentale vive da quarant’anni una guerra sconosciuta ai media del Mondo. Il conflitto è alimentato da una contraddizione; il Western Sahara è troppo povero perchè le potenze se ne interessino veramente, ma è troppo ricco ed importante per lasciare che il popolo Sahrawi si autodetermini con un proprio stato sul territorio.

Dagli anni ’80 il Marocco ha occupato una porzione del territorio, circa l’85% delle terre (quelle più prospere e rilevanti poichè vicine all’Atlantico), mentre la popolazione autoctona vive in campi profughi a cavallo fra il Sahara marocchino e quello algerino, in una autoproclamata repubblica araba riconosciuta da pochi stati nel Mondo.

Breve cronostoria del conflitto:

Sotto l’apparenza di una regione brulla e inospitale, si celano varie risorse. L’arrivo degli spagnoli, che fondarono una prospera colonia commerciale in Sahara Occidentale alla fine del 1800 (Spanish Possessions in the Sahara), porta allo sfruttamento dell’area marittima e delle risorse ittiche. Alla fine del 19° secolo le prime scoperte di combustibili fossili, più recentemente anche i fosfati, ormai talmente in elevate quantità da poter influenzare l’offerta mondiale con la sola produzione della regione. I possedimenti di poche tribù berbere diventano rapidamente terre ambite dalle potenze coloniali e non. Nel 1963 gli ormai indipendenti Marocco e Algeria combattono la cosidetta Guerra delle Sabbie (Sand War) per la definizione di confini; entrambi vogliono includere i pozzi petroliferi scoperti nella regione di Tindouf (odierna Algeria).

Parallelamente alla contesa di risorse, il Sahara Occidentale diventa oggetto di una guerra ideologica. Il Marocco rivendica le “Regioni del Sud” come proprie da secoli, nel progetto irridentista di Grande Maroco; dopo l’abbandono degli spagnoli del 1975, il Marocco ha provato ad includere le regioni, scatenando una guerra con Mauritania e con l’autoproclamatasi Repubblica Araba Democratica Sahrawi, che a sua volta rivendica la sovranità sul territorio. Nel frattempo, nel 1974, la Corte Internazionale di Giustizia si esprime a favore dell’autodeterminazione Sahrawi, accordando un referendum da svolgersi in un prossimo futuro.

Gli anni Ottanta hanno segnato la svolta nel conflitto, con la Mauritania che si ritira e con la diaspora dei Sahrawi che fuggono dalle zone via via occupate dalle truppe marocchine, verso l’Algeria e l’entroterra mauritano. Per queste persone vengono allestiti campi profughi provvisori, poi diventati permanenti e ancora oggi presenti, grazie anche al supporto fornito dall’ONU tramite l’operazione MINURSO. Nella situazione di guerrilla il referendum non si può tenere, mentre il Marocco accesce rapidamente il controllo dei territori grazie alla costruzione di un muro, il cosiddetto Sand Berm, che taglia il Sahara Occidentale da Nord a Sud per circa 2700km, dividendo i territori “occupati” da quelli “liberati” (secondo la terminologia Sahrawi).

Le varie fasi di costruzione del Sand Berm, utile per il controllo dei territori amministrati dal Marocco.

Nel 1991 si arriva a un travagliato cessate il fuoco, ottenuto grazie al lavoro dell’ONU. Il Marocco, che nel frattempo ha cambiato posizione sull’eventuale referendum da tenersi in Western Sahara, si accorda con un indebolito Fronte Polisario, il braccio armato della Repubblica Sahrawi. La preservazione dello status quo è positiva per il Regno Nordafricano, che riesce a sfruttare le risorse e a rivenderle nei mercati globali, anche in Europa, grazie agli accordi commerciali firmati a partire dal 2007 e ripetutamente annullati dalle corti europee.

Il cessate il fuoco provvede alla fossilizzazione del conflitto, una bolla lunga quasi trenta anni nei quali si assiste esclusivamente a qualche episodio di violenza, senza scontri trasversali. Ma come tutte le bolle, prima o poi anche questa era destinata a scoppiare. Nel 2020 Trump annuncia su twitter il riconoscimento da parte americana della sovranità marocchina sui territori del Sud; questa sarà benzina per la guerrilla Sahrawi, che si era già accesa pochi mesi prima con una rottura del cessate il fuoco e un blocco stradale delle merci marocchine a Guerguerat durato 3 settimane. Nel 2020 si passa dunque da una “low intesity war” ad uno scontro vero e proprio.

Quale sarà il destino del territorio ce lo dirà solo il tempo. La guerra impari, con lanci di pietre da una parte e attacchi di droni militari dall’altra, ricorda altri conflitti del Medio Oriente, primo fra tutti quello israeliano-palestinese. Questi conflitti sono destinati a rimanere “frozen war” molto a lungo, con escalation rapide e localizzate periodicamente. Sembra ormai difficile una risoluzione pro-Sahrawi, dopo che anche gli USA hanno dicharato il sostegno alla sovranità marocchina; tutto dipenderà da quanto a lungo riuscirà a resistere il nazionalismo Sahrawi, recentemente rinvigorito anche dalla Sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha vietato nuovamente accordi commerciali Marocco-UE che comprendano le merci provenienti dal Sahara Occidentale.

To be continued

 

 

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